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Nel corso degli ultimi decenni la tecnologia ha fatto passi da gigante in tutti gli ambiti del nostro vivere quotidiano. Il processo di evoluzione, come facilmente immaginabile, ha coinvolto anche tutte le branche dell’ortodonzia con risultati eccellenti nel campo dell’implantologia dentale.

La perdita dei denti, si sa, è uno dei traumi più difficili da affrontare. Da un lato la loro assenza comporta tutta una serie di problemi a livello di masticazione e purtroppo anche nel semplice comunicare, mentre dall’altro influisce sull’aspetto estetico con il variare dei connotati facciali. C’è infine l’aspetto psicologico: perdere i denti provoca imbarazzo e non permette di sentirci a nostro agio.

Come porre rimedio a tutto questo? La risposta più efficace viene fornita proprio dalla tecnologia. Sapevi che è possibile ottenere un impianto fisso, quindi senza dover più ricorrere alle fastidiose dentiere, in appena 24 ore? Tutto ciò è possibile grazie all’implantologia a carico immediato.

Qualche pillola di storia sull’implantologia

L’implantologia dentale è un’arte antica. Si pensa che addirittura le prime protesi risalgano al 1600: qualche anno fa in una tomba di una nobile famiglia pisana fu ritrovato un oggetto molto simile ad una protesi dentale.

Nel corso della storia l’uomo ha sempre cercato di sfruttare il suo ingegno per risolvere le difficoltà che via via si trovava davanti. La perdita dei denti è stato per moltissimo tempo un annoso problema. Nel secondo dopoguerra si iniziarono ad ottenere i primi grandi successi nel campo dell’implantologia con la scuola italiana di ortodonzia a fare da apripista a tantissime sperimentazioni.

Fu però nel 1952 il chirurgo ortopedico e ricercatore svedese Branemark a progettare i primi impianti dentali. Studiò per tantissimo tempo i processi che si innescavano tra la superficie dell’impianto dentale e l’osso: fu lui a coniare per la prima volta il termine osteointegrazione.

Nelle applicazioni di Branemark una vite in titanio veniva inserita all’interno dell’osso dentale andando a sostituire la radice naturale.
Grazie poi al processo biologico dell’osteointegrazione la vite si integrava, o per meglio dire, si saldava con l’osso garantendo così la stabilità della protesi.

Nasceva l’implantologia dentale a carico differenziato, definita in questo modo perché tra l’inserimento dell’impianto e l’ “avvitamento” delle protesi era necessario attendere 3-4 mesi, ovvero il tempo necessario affinché i tessuti si rigenerassero e portassero a compimento il processo di osteointegrazione.

Alcuni studi negli anni ’90 portarono alla convinzione che non fosse necessario rispettare le tempistiche di Branemark, ma che si potesse garantire la stabilità dell’impianto dopo pochissimo tempo. Il dentista portoghese Paul Malò fu il primo a testare gli interventi di implantologia a carico immediato. Fu una vera e propria rivoluzione: grazie ad un unico intervento chirurgico il paziente otteneva un impianto dentale fisso nel giro di 24 ore.

Come funziona un intervento di implantologia dentale a carico immediato

Gli elementi necessari per un intervento di implantologia a carico immediato sono i medesimi di quelli di un’operazione a carico differenziato.

Osserviamoli insieme:
Vite endossea: la vite in titanio che svolge la funzione della radice mancante;
Abutment: il raccordo tra la vite e la protesi che va a sostituire il dente;
Corona: la protesi dentaria che viene avvitata sull’impianto dentale.

La vita endossea in titanio, materiale scelto per la sua biocompatibilità, viene inserita nell’osso. Dopo un tempo tecnico di circa 24/36 ore la corona in ceramica oppure in zirconia ceramica, viene avvitata sull’abutment.

L’implantologia dentale a carico immediato viene definita una tecnica mini invasiva, in quanto non rende necessario l’incisione e lo scollamento delle gengive. È un’operazione di assoluta precisione resa possibile grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia.

Prima di dare il via all’intervento di implantologia a carico immediato viene effettuata una Tac 3D della mandibola e del mascellare superiore. Poi, attraverso un software vengono inseriti virtualmente gli impianti dentali rispettando assi e inclinazioni in base all’osso disponibile. Dopodiché questa elaborazione 3D viene inviata in laboratorio per la realizzazione di una dima chirurgica.

Di cosa si tratta? La dima chirurgica è una struttura particolarmente sottile realizzata in resina trasparente. Una volta introdotta nella bocca del paziente permette di inserire la vite endossea nel punto esatto in cui dovrebbe andare. Inoltre favorisce anche l’individuazione della corretta profondità di perforazione dell’osso. Insomma inutile dire che l’impianto a carico immediato viene applicato con “precisione chirurgica”.

Dubbi e paure sull’impianto dentale a carico immediato

La classica domanda che sorge pensando all’operazione chirurgica è: l’impianto dentale fa male? Assolutamente no! Infatti l’intervento avviene sotto anestesia locale e di conseguenza non si percepisce alcuna sensazione durante l’innesto. La durata dell’intervento per l’impianto dentale inoltre è piuttosto breve, all’incirca 30 minuti per ogni vite endossea.

Nel caso del carico immediato non si verifica neanche il gonfiore post impianto dentale, in quanto l’assenza di incisioni profonde e scollamento delle gengive riduce al minimo il sanguinamento e la formazione dei lividi.

Certamente sono necessarie delle piccole accortezze dopo un intervento di implantologia a carico immediato: in primis va mantenuta una buona igiene orale e alla domanda se si può fumare dopo l’applicazione dell’impianto dentale la risposta è senza dubbio “no”. Infatti il fumo oltre ad incentivare la presenza di batteri all’origine della formazione della placca e del tartaro, rallenta il processo di rigenerazione dei tessuti fondamentale al fine dell’osteointegrazione.

Che cosa mangiare invece nei giorni successivi all’applicazione dell’impianto dentale? Per far sì che le ferite si rigenerino correttamente è bene evitare di consumare cibi troppo caldi per i primi giorni, ma piuttosto virare su yogurt, frullati e gelati.

Quando non è possibile ricorrere all’implantologia a carico immediato?

Purtroppo non è sempre possibile ricorrere all’implantologia a carico immediato. Ciò accade soprattutto nei pazienti molto anziani, dove ormai l’osso è talmente assottigliato da non garantire la stabilità dell’impianto dentale. Secondo i dati tecnici un osso deve essere in grado di resistere ad una pressione di 35 Ncm per garantire l’efficacia e la durata della protesi.

Tuttavia per alleggerire il peso della struttura vengono utilizzate tecniche ad hoc applicabili anche ai pazienti con porzioni di osso limitate. La più comune, per quanto riguarda la ricostruzione delle arcate dentali è la tecnica “All on Four”, ideata sempre dal papà dell’implantologia a carico immediato Paul Malò.

Nella pratica vengono inseriti solo quattro impianti dentali, che funzionano da “elemento pilastro” per l’applicazione di ponti stabilizzati attraverso cementi adesivi e funzionali alla ricostruzione dell’intera arcata.

Laddove invece l’osso dentale è in condizioni critiche prima di ricorrere all’implantologia dentale a carico immediato è necessario effettuare un intervento di rigenerazione ossea oppure ricorrere ad impianti iuxtaossei, nei quali la protesi fissa viene ancorata ad una struttura in titanio appoggiata semplicemente alla superficie dell’osso dentale.

Se vieni dall’area di Bolzano ed hai ancora dei dubbi in merito agli impianti dentali non esitare a rivolgerti al Dental Institute Bolzano: il dottor. Michael Schweikert ed il nostro team di esperti è pronto a seguire il tuo caso dal principio alla fine. Effettueremo un’analisi approfondita avvalendoci di tecnologie all’avanguardia, come l’RX endorale, per consigliarti il tipo di impianto dentale più idoneo alla tua situazione. Il nostro obiettivo è farti tornare a sorridere senza più preoccupazioni.